Si scrive “paracity” ma si legge “parassiti”.
Per “parassiti” si intendono le cosiddette architetture senza suolo, ovvero organismi edilizi
autosufficienti dal punto di vista energetico, ma che si servono strutturalmente di edifici già esistenti
per poter vivere di vita propria, proprio come gli organismi viventi, che convivono con altre creature
negli ecosistemi naturali.
La prassi della trasformazione del suolo in terreno edificabile va disincentivata e vanno favorite politiche di densificazione urbana, se non addirittura di restituzione dei suoli. Il “riciclaggio urbano”, inteso come costruire sul costruito: il terreno diventa verticale.
I punti incompiuti, gli accostamenti non risolti, le interruzioni del tessuto urbano sono moltissimi. I muri ciechi sottendono a un futuro completamento dell'isolato, che per varie ragioni non è avvenuto.
Su queste archittetture marginali posso aprirsi ora nuove ipotesi di intervento per ridisegnare la città e dare risposta al fabbisogno di abitazioni senza estendere le città su terreni agricoli che diventano sempre più preziosi.
Lo scopo di questa modalità di esplorazione urbana è di far percepire agli abitanti quanti siano i “terreni
verticali” nella città, i cittadini verranno quindi invitati a esplorare la città alla ricerca di muri ciechi e a segnalarli attraverso uno strumento web e mobile - accessibile a breve da questo sito - che permetterà di vivere in modo diretto e partecipativo l’esperienza a chiunque sia
interessato al tema.
In concomitanza, lo Studio element e l’Associazione di fotografia Phlibero hanno
bandito un concorso fotografico, dal titolo Muri solitari attivo dal 13 maggio fino al 16 settembre. Per partecipare al concorso: http://www.phlibero.it/concorso-paracity.html.






